Scrivere è bello, piacevole, divertente e gratificante.
Il problema, però, è che, spesso, leggiamo sul web (e non solo) testi, articoli e riflessioni in cui le regole più comuni della grammatica e della sintassi italiana sembrano dimenticate.
Un articolo ben curato dal punto di vista grammaticale è il biglietto da visita per chi vuole trasformare la passione per lo scrivere in un mestiere.
Ho annotato una serie di errori di grammatica, che più frequentemente incontro sul web.
Vorrei però precisare che anche chi della scrittura sul web ne ha fatto un mestiere, si trova quotidianamente difronte a dubbi di grammatica e sintassi ed è proprio per questo motivo che il più fedele amico di un articolista e di un redattore è sicuramente un buon vocabolario della lingua italiana, strumento indispensabile per svolgere il proprio lavoro con professionalità, oltre che con la dovuta umiltà necessaria per esprimere e comunicare nel migliore dei modi i nostri pensieri.
Ed ecco gli errori di grammatica italiana che più frequentemente si trovano sul web:
qual è o qual'è?
Sono ancora in tanti, troppi, purtroppo, a non ricordarsi la differenza tra elisione e troncamento. In sintesi e una volta per tutte: nel primo caso occorre l'apostrofo, che non è richiesto, invece nel secondo.
L'elisione si ha prima di una vocale (un albero, un uovo, un'amica), il troncamento, invece, prevede la caduta della vocale o della sillaba finale della parola e non comporta la presenza dell'apostrofo.
Pertanto.... smettiamola di scrivere qual è con l'apostrofo e non giustifichiamo l'errore affermando che alcuni giornalisti lo fanno normalmente; per quanto le lingue si evolvano non ci sono ancora sufficienti elementi e tesi autorevoli per potere ammettere l'utilizzo di qual'è... quindi atteniamoci alle "vecchie" ma sempre attuali regole.
dà, da, da', fà, fa fa'.....
Che confusione!!! Eppure la regola è semplicissima. Allora la terza persona singolare dell'indicativo dei verbi monosillabi non richiede l'accento ad eccezione del verbo dare, ("dà" per distinguerlo dalla preposizione "da") quindi, ad esempio, per i verbi stare e fare si usa la forma "sta" e "fa".
Sempre in base alla stessa regola, niente accento anche per la prima persona singolare dei verbi dare, stare, ecc. (io do, io sto, ecc.)
né, sé, nè, sè, ne, se
Allora la forma esatta è "né" e "sé" (ambedue con l'accento acuto), il primo utilizzato come congiunzione negativa e il secondo come pronome, ("né ieri né domani" "lo chiamò a sé"). Liberi di scrivere "se stesso" senza accento per quanto siano ancora in molti a ritenere più corretto utilizzare "sé stesso"
la, li, lì, là
Gli avverbi di luogo "là" e "lì" si scrivono sempre con l'accento.
sì o si
"sì", intesa come affermazione, richiede l'accento.
perchè o perché e affini
Da scrivere rigorosamente con l'accento acuto: "perché", lo stesso dicasi per poiché, sicché, allorché, finché, ecc.
Le parole unite e disgiunte
Ecco qui un elenco di parole di uso comune che spesso sono scritte in maniera errata.
"dovunque" non "d'ovunque"
"finora" non "fin'ora"
"ovverosia" non "ovvero sia"
"pressappoco" non "non press'a poco"
"perfino" non "per fino"
"tuttora" non "tutt'ora"
"tutt'altro" e non "tuttaltro"
"senonché" non "se non che"
"ovverosia" e non "ovvero sia"
Nonostante questo sia l'ennesimo articolo sull'argomento presente sul web, spero sia comunque un'occasione ulteriore per ricordare a tutti noi (compresa la sottoscritta) che la grammatica italiana non è un optional...
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